Liberarsi, lentamente

Sono passati due anni da quando mi dicevano che pian piano il dolore sarebbe scemato. In effetti, non è poi tanto una bugia. Si è lentamente avvolto su stesso, abbracciato, attorcigliato in piumoni, coperte, lenzuola.. via via sempre più piccole. 

Non è svanito però. E’ sempre lì: quando il caos poi mi avvolge ecco che l’ordine sparisce e diventa solo un armadio che se lo apri scoppia, diventa pieno di roba aggrovigliata, che se non stai attenta ti cade addosso con il rischio di farti male.

Un po’ come il mio armadio adesso, che è così ogni volta che il panico e la confusione mi colgono. 

E’ stata una giornata straziante, piena di pensieri, di dolori e di ricordi di un sogno che stanotte non mi ha lasciato da sola un attimo.

Il dolore scema? Si, dicono. Ma quanto ti trovi nel caos e nel panico non si attorciglia più su te stesso, ma su di te: ti blocca, ti paralizza, sei incapace di muoverti.

Respirare? E’ una cosa così difficile, proprio come quando avevo la costola incrinata.

Ma poi pian piano mi calmo quando l’accettazione arriva.

Devo solo sopportare tutto questo ancora per un po’.

Prima o poi passerà. Prima o poi passerà.

Poi quando mi metto a letto, mi giro in un punto preciso del muro e trovo due frasi che hanno segnato la mia vita. Uno mio ed uno preso da un film:

“Non lasciare mai che la paura di perdere ti impedisca di partecipare.”

.. e poi l’altra..

“Cercate la vostra anima, andate a fiutare il vento, andate via, lontano.”

Non mi arrenderò, non così facilmente.

Cercherò la mia vita sempre, cercherò la mia felicità, che adesso, oggi, in questo preciso istante è qui, seduta sul mio letto: la mia mente ha aperto il cancello che ingabbia il mio cuore e lo lascia libero di esprimersi.

Devo farlo più stesso, lo devo a me.

Scafrance

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Soluzione ai lamenti

A volte non ti accorgi nemmeno dei lamenti inutili che ti butti addosso. Ma che senso ha? Nessuno.
Forse ho trovato il rimedio, ogni volta musica a palla nelle orecchie.
In pratica sto passando 18 ore al giorno ascoltando musica mentre faccio cose.

La prima domenica di Dicembre

E’ la prima domenica di dicembre ed è sempre diversa da tutte le altre domeniche degli altri mesi.

Per quale motivo direte? Perché qui le mancanze si fanno più forti, più evidenti, più sentite.

E’ il mese delle festività, quello del “siamo tutti più buoni” ma in realtà siamo solo semplicemente più fragili.

Le emozioni ci colgono, i pensieri ci stravolgono e i ricordi.. beh quelli ci dilaniano. Dov’ero due anni fa? Ero con lui? Ero con lei? Ero con loro?

Solo che in questo giorno i ricordi sono solo malinconici, lontani attimi di una vita vissuta tra baci, coccole e sorrisi.

Scafrance

1° DAY

Sono giorni interi che ho una voglia matta di scrivere. Mi sarei anche fermata per strada, sulle strisce pedonali a scrivere.

Il problema è che sono sempre stata brava a parlare piuttosto che a scrivere, questo lo sanno tutti.

E adesso che sono qui, davanti al computer a scrivere, cosa faccio? NULLA, VUOTO TOTALE.

Sarà la stanchezza della giornata, saranno quei pensieri che continuano a tormentarmi.. ma adesso le parole nella mia testa hanno preso un altro significato, hanno perfino un’immagine visiva diversa. Come? Contorniate da piccole strisce d’oro, per suggellare un silenzio e un significato più importante rispetto quello che volevo usare in precedenza.

Sono in quella fase della vita in cui ti senti in un limbo. Hai paura di parlare, di dire ogni cosa, perchè da un lato non vuoi esporti, mentre dall’altro vorresti far uscire valanghe di parole, per essere capita subito.

Cosa succede alla fine? Scafrance vs Scafrance. Chi vince? Nessuno, solo Autodistruzione.

Quindi, ho deciso che nonostante tutto, anche se le parole a volte non mi vengono, devo star qui a scrivere, per riuscire a prendere una netta decisione nella mia vita, una scelta che deve portarmi avanti e non indietro.

L’importante è camminare, andare lì dove ti porta il cuore.. lontano.

17 marzo

Il mio cuore oggi non vuole sentire ragioni. E il mio cervello infatti lo accontenta. Sono seduta sul letto, al buio, alle quattro e mezza del mattino, così ferma a fissare il nulla ascoltando il mio cuore che soffre.

Non sono nemmeno in grado di fare qualcosa per distrarmi. Sto qui, in silenzio ad ascoltare ogni battito che mi ricorda degli attimi definiti.

Avrei tanto bisogno di osservare ed ascoltare il mio mare, che lentamente mi sussurra parole di conforto, che mi abbraccia, mi stringe e mi lascia lentamente andare avanti.

Ho bisogno di un abbraccio, di una spalla amica che mi accompagni in questo cammino di sofferenza, che mi aiuti a camminarci sopra per poi andare avanti e non fermarmi più.

Lui mi manca, e sono sorda e a tutto il resto.

Odori

Camminare in una città che ha affrontato con noi le nostre difficoltà, che ha osservato come facessimo di tutto per amarci, non mi aiuta.

A volte, dimentico proprio di essere qui.

Altre, anche un odore mi stravolge. Lo associo a te, ad una nostra avventura, ad un emozione, ad una scelta.

Adesso un odore mi stavo travolgendo, qui seduta sulla metro ed il dolore è pungente e straziante.

Sono stati momenti di panico che mi son sembrati minuti se non ore infinite.

Pian piano il mio cuore decelera e vorrei avere una qualsiasi piccola scusa per non pensarci più.

“Passerà prima o poi”. 

Lo ripeto sempre, eppure il tempo passato è troppo poco rispetto a tutta la nostra vita insieme.

Mi han detto di affrontare il dolore e di non cercare di dimenticarlo per andare avanti.

Ma sono già distrutta così.

Un altro odore, questa è pizza.

Già sto un po’ meglio, basta mangiarci un po’ su, ogni tanto.

Foschia


Quando il mondo si circonda di foschia mi capita di rilassarmi. Le mie difese si abbassano, il cielo è più vicino, e la calma è apparente. Sì, forse è proprio quello che mi frega, quella calma apparente che mi dice: “vai, non c’è nessuno, via libera! Adesso sì che puoi uscire!”

Quello è il momento giusto per cedere, leccarti le ferite e ricucirle nel modo giusto.

La foschia è quella barriera reale che con il sole diventa invisibile attorno a me.

Vederla mi culla, mi rafforza, mi sorregge.

Sembra una cosa triste, ma non lo è davvero. 

A volte, bisogna cedere per essere davvero felici al sole.

Per cedere hai bisogno della foschia:non vedi nulla intorno a te e puoi solo concentrarti su te stesso. 

Solo lavorando su te stesso potrai un giorno essere sereno.
La foschia è il mio biglietto per essere un giorno felice al sole.

9 MARZO 2017

resilienza.jpg

Ci sono quei giorni in cui ti senti davvero stanco di essere forte, in cui odi di fingere di essere ciò che vuoi essere solo per piacerti di più e per piacere di più agli altri.

Hai sempre creduto che essere se stessi è sempre  la cosa migliore, ma non sempre piaci alla gente, non sempre la gente ti accetta, anzi, credendo tu sia forte ti sputtana come se niente fosse.

Sono stanca davvero.

Da quando poi tu nella mia vita tu non ci sei più, ho solo creato un muro ancora più alto intorno a me.

Oggi ho letto un stupido post su facebook, eppure mi ha colpito un sacco e non riesco a smettere di pensarci.

  • “La resilienza” quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono muri. altri, mulini a vento.

Ero convinta di essere come i secondi, invece forse sono come i primi..

è difficile vivere da soli, stare in un posto dove la gente spesso non ti sopporta per cazzi suoi.

è difficile fare tante cose.

Vorrei smettere di dirlo. Non mi aiuta continuare a ripetere queste cose eh.

Solo che oggi non riesco a smettere, davvero non ci riesco.